Guida al benessere orale
Ritrattamento endodontico a Schiedam: quando rifare la devitalizzazione

Ultimo aggiornamento: 3 ottobre 2026
Che cos’è il ritrattamento endodontico e quando è necessario?
Autore:
Danilo Di Vico
Odontoiatria, chirurgia e implantologia digitale presso 3D Tandarts Schiedam.
Risposta breve
Un dente continua a far male dopo una precedente terapia canalare (devitalizzazione)? Oppure si è formata una nuova infezione? In questo caso il ritrattamento endodontico può essere, a volte, il modo migliore per conservare il Suo dente naturale.
L’endodonzia è la branca dell’odontoiatria che si occupa della polpa dentale, e il ritrattamento endodontico consiste nel trattare di nuovo un dente che ha già subito una terapia canalare, quando il primo trattamento non ha avuto un esito (del tutto) positivo.
Molte persone pensano che la terapia canalare si esegua una sola volta e che poi sia conclusa per sempre. Per fortuna, nella maggior parte dei casi è davvero così. Tuttavia può accadere che, a distanza di mesi o addirittura anni, ricompaiano dei sintomi oppure che durante un controllo emerga un’infezione all’apice radicolare.
Ne nascono domande comprensibili: “La mia prima terapia canalare è fallita?”, “Lo stesso dente deve essere trattato di nuovo?”, “Il mio dente può ancora essere salvato o va estratto?” oppure “Devo rivolgermi a un chirurgo maxillo-facciale o a un endodontista?”.
Da 3D Tandarts a Schiedam non guardiamo solo la radiografia, ma l’intera situazione. Il principio di partenza è semplice: conservare il dente naturale quando è possibile farlo in modo sicuro e prevedibile.
Ha dei dubbi sulla possibilità di conservare il Suo dente?
Da 3D Tandarts a Schiedam valutiamo con attenzione se il ritrattamento sia la soluzione migliore o se un altro trattamento offra maggiori probabilità di successo a lungo termine.
Che cos’è il ritrattamento canalare?
Il ritrattamento canalare è un trattamento in cui un canale già trattato viene riaperto, deterso, disinfettato e sigillato di nuovo. L’obiettivo non è “togliere ancora una volta il nervo”, ma eliminare dal sistema dei canali radicolari i batteri che sono rimasti nonostante il primo trattamento o che vi sono penetrati di nuovo in seguito.
Durante il trattamento viene rimosso il materiale di otturazione canalare esistente. I canali radicolari vengono poi esaminati di nuovo, accuratamente detersi e disinfettati. Infine i canali vengono sigillati nuovamente, per ridurre al minimo il rischio di una nuova infezione batterica.
L’obiettivo finale resta lo stesso del primo trattamento: far guarire l’infezione e conservare il dente naturale quando la prognosi a lungo termine è buona.

Perché può essere necessario ripetere una terapia canalare (devitalizzazione)?
Un equivoco molto diffuso è che il ritrattamento significhi automaticamente che la prima terapia canalare sia stata eseguita male. Non è così.
Anche un trattamento eseguito in modo tecnicamente corretto può dare problemi di nuovo dopo anni. La bocca cambia continuamente e anche un trattamento che in passato aveva avuto successo può, con il tempo, essere di nuovo esposto ai batteri.
Tra le cause più frequenti vi sono:
- un’otturazione o una corona con infiltrazioni, che permettono ai batteri di entrare di nuovo;
- una nuova carie intorno al restauro;
- un canale radicolare aggiuntivo che durante il primo trattamento non era visibile o raggiungibile;
- un’anatomia canalare molto complessa;
- batteri persistenti o biofilm rimasti nonostante il trattamento precedente;
- una frattura o un danno del restauro;
- usura o cambiamenti che compaiono solo dopo anni.
Per questo un’infezione dopo una terapia canalare non è automaticamente la conseguenza di un errore. Ed è proprio per questo che una nuova diagnosi è così importante: è la causa a stabilire se il ritrattamento abbia senso.
Quali sintomi possono indicare una nuova infezione?
Non ogni infezione provoca subito dolore. Alcuni pazienti per anni non notano nulla, mentre in una radiografia di controllo risulta comunque visibile un’infezione intorno all’apice radicolare.
Altri pazienti, invece, avvertono sintomi evidenti, come:
- dolore durante la masticazione;
- sensibilità alla pressione;
- una pressione sorda intorno al dente;
- mal di denti ricorrente;
- gonfiore della gengiva;
- una fistola dalla quale può uscire pus;
- un sapore o un odore sgradevole;
- un’infezione visibile solo in una radiografia o in una CBCT (TC cone beam).
Questi sintomi non significano automaticamente che sia necessario un ritrattamento, ma sono un motivo per far esaminare con attenzione il dente.
Quando è possibile il ritrattamento?
Ripetere una terapia canalare ha senso solo se il dente, dopo il trattamento, ha ancora buone probabilità di rimanere sano e funzionale per molti anni.
Per questo, durante la visita, valutiamo tra l’altro:
- quanto tessuto dentale sano è ancora presente;
- se rimane abbastanza struttura dentale per realizzare, dopo il trattamento, un restauro duraturo con un buon effetto ferula;
- la qualità dell’otturazione o della corona esistente;
- le condizioni dell’osso mascellare;
- la forma e l’accessibilità dei canali radicolari;
- eventuali crepe o fratture;
- il carico a cui il dente è sottoposto durante la masticazione;
- la prognosi attesa a lungo termine.
Se necessario, si può eseguire un esame aggiuntivo con CBCT. La CBCT mostra il dente in tre dimensioni e può fornire informazioni che in una normale radiografia non sempre sono visibili.
Nelle situazioni complesse, anche l’endodonzia specialistica, eventualmente con ingrandimento come quello di un microscopio operatorio, può contribuire a un trattamento preciso.
Attenzione: non ogni anomalia in una radiografia di controllo significa che serva subito un ritrattamento. Quando un dente non dà sintomi e vi sono indizi che l’infezione stia guarendo gradualmente, un controllo periodico può essere a volte un’alternativa ragionevole.

Quando il ritrattamento di solito non è una buona scelta?
Anche se in genere è preferibile conservare il dente naturale, il ritrattamento non è sempre la soluzione migliore.
Il ritrattamento offre un reale vantaggio soprattutto quando il dente, dopo l’intervento, può ancora funzionare in modo duraturo.
Spesso non è così quando:
- è presente una frattura radicolare verticale;
- resta troppo poco tessuto dentale sano per restaurare il dente in modo affidabile;
- vi è un grave riassorbimento osseo parodontale oppure una patologia combinata endodontico-parodontale con prognosi sfavorevole;
- il dente si è fratturato in modo irreparabile;
- la prognosi a lungo termine è molto sfavorevole.
Come si svolge il ritrattamento canalare?
Anche se ogni situazione è diversa, il ritrattamento endodontico segue di solito alcune fasi precise.
1. Diagnosi accurata
Prima di iniziare un ritrattamento, cerchiamo anzitutto di capire perché la precedente terapia canalare non abbia dato un risultato sufficiente. Valutiamo tra l’altro i Suoi sintomi, le condizioni del dente, l’otturazione o la corona esistente, le radiografie e, se necessario, una CBCT.
Solo quando la causa del problema è chiara si può stabilire se il ritrattamento sia la soluzione migliore.
2. Rimozione dell’otturazione canalare esistente
Durante il trattamento il vecchio materiale di otturazione dei canali viene rimosso con cura, in modo che i canali radicolari tornino accessibili. Questo richiede spesso più precisione rispetto a una prima terapia canalare.
3. Detersione e disinfezione
Successivamente i canali radicolari vengono esaminati di nuovo, detersi e irrigati in modo intensivo. In questa fase si cercano le possibili cause dell’infezione persistente, come batteri rimasti, un canale radicolare non individuato, un vecchio materiale di otturazione che non sigilla a sufficienza o un’anatomia complessa.
4. Nuova sigillatura dei canali radicolari
Quando i canali radicolari sono stati detersi e disinfettati a sufficienza, vengono sigillati di nuovo in modo ermetico, per isolare i batteri residui nel sistema dei canali.
Una buona sigillatura, sia dei canali radicolari sia del restauro coronale definitivo, è essenziale per un risultato duraturo.
5. Restauro definitivo
Dopo un ritrattamento riuscito si valuta come proteggere al meglio il dente. A seconda della quantità di tessuto dentale residuo, può trattarsi di una nuova otturazione, di una ricostruzione o di una corona.
Un buon restauro è importante almeno quanto la terapia canalare stessa.
Il ritrattamento fa male?
Per fortuna la maggior parte dei pazienti avverte poco o nessun dolore durante il ritrattamento, grazie a una buona anestesia locale.
Dopo il trattamento il dente può restare sensibile per alcuni giorni, soprattutto durante la masticazione. Questo dolore post-trattamento è di solito temporaneo e diminuisce gradualmente.
Se invece i sintomi aumentano o compare gonfiore, è importante contattare di nuovo il Suo dentista.
Quali sono le probabilità di successo?
Un ritrattamento può avere un’ottima prognosi, ma nessun trattamento offre una garanzia del 100%.
La probabilità di successo dipende da più fattori, tra cui:
- la causa dell’infezione;
- la qualità del trattamento originale;
- la quantità di tessuto dentale sano;
- la qualità del restauro definitivo;
- la presenza di una frattura radicolare;
- le condizioni generali della gengiva e dell’osso mascellare.
Per questo la prognosi può variare molto da paziente a paziente. Un esame accurato preliminare è più importante delle percentuali generali di successo.
In molti casi il ritrattamento può far guarire l’infezione e permettere di conservare il dente per molti anni ancora. Tuttavia non ogni infezione scompare con il solo ritrattamento. Se la guarigione non avviene nonostante un trattamento eseguito con cura, un intervento chirurgico sull’apice radicolare (apicectomia) può essere un passo successivo appropriato.

Il ritrattamento può anche fallire?
Sì. Anche se molti denti, dopo un ritrattamento, continuano a funzionare bene per anni, c’è sempre la possibilità che l’infezione non guarisca del tutto o che ricompaia in seguito.
Può succedere, ad esempio, quando nonostante il trattamento i batteri restano presenti, quando un canale radicolare mai individuato in precedenza risulta irraggiungibile, quando è presente un’infezione extraradicolare persistente, quando esiste una frattura radicolare verticale oppure quando il dente viene contaminato di nuovo dai batteri a causa di un restauro con infiltrazioni.
Questo non significa automaticamente che il trattamento sia stato eseguito male. A volte solo durante o dopo il trattamento si capisce quanto sia davvero complessa la situazione.
Anche se il ritrattamento può spesso avere successo, l’esito finale dipende dalla guarigione biologica e dalla prognosi a lungo termine del dente. Per questo, prima del trattamento, Le spieghiamo sempre con onestà che cosa può aspettarsi.
Quando l’estrazione è comunque la scelta migliore?
Il ritrattamento non è sempre la soluzione più saggia. Quando la probabilità di conservazione a lungo termine è molto bassa, un’estrazione può risultare alla fine più prevedibile di più trattamenti con una prognosi limitata.
Può essere il caso, ad esempio, di:
- una frattura radicolare verticale;
- un grave riassorbimento osseo;
- possibilità di restauro insufficienti;
- una frattura irreparabile;
- una prognosi a lungo termine molto sfavorevole.
In queste situazioni valutiamo sempre insieme quale sostituzione sia più adatta, ad esempio un impianto dentale, un ponte, una protesi oppure, a seconda dei casi, a volte nessuna sostituzione.
Il nostro principio resta lo stesso: non fare il maggior numero possibile di trattamenti, ma consigliare quello che offre ai Suoi denti la maggiore probabilità di successo a lungo termine.
Perché i dentisti cercano comunque di conservare per prima cosa il dente naturale?
Molti pazienti pensano che un impianto sia automaticamente meglio di un dente che deve essere ritrattato. Di solito non è così.
Quando un dente naturale ha ancora una buona prognosi, conservarlo resta quasi sempre la prima scelta.
Il Suo dente naturale:
- dà una sensazione naturale durante la masticazione;
- aiuta a distribuire in modo naturale le forze masticatorie;
- mantiene stabili i denti vicini;
- conserva il legamento parodontale naturale e il carico fisiologico sull’osso mascellare;
- spesso evita trattamenti più estesi.
Un impianto è un’ottima soluzione quando la conservazione non è più possibile, ma non sostituisce mai completamente le caratteristiche di un dente naturale.
Per questo verifichiamo sempre per prima cosa se la conservazione del Suo dente sia ancora possibile con buone garanzie di successo.

Perché una buona diagnosi è più importante del trattamento stesso?
La domanda più importante non è “Devo ripetere la terapia canalare o è meglio estrarre il dente?”, ma “Perché la precedente terapia canalare non è guarita del tutto?”.
Solo quando la causa è chiara si può stabilire quale trattamento offra la maggiore probabilità di successo a lungo termine.
Un dentista esperto non si limita quindi a guardare una radiografia, ma valuta l’intera situazione. Tra i fattori che entrano in gioco vi sono:
- la causa dell’infezione;
- la qualità della terapia canalare esistente;
- le condizioni del restauro;
- la quantità di tessuto dentale residuo;
- la possibilità di restaurare il dente in modo duraturo dopo il trattamento;
- la salute della gengiva e dell’osso mascellare;
- eventuali crepe o fratture;
- i Suoi sintomi e le Sue aspettative.
Quando serve, un esame aggiuntivo con CBCT può fare maggiore chiarezza. Un’immagine tridimensionale mostra a volte anomalie che in una normale radiografia non sono visibili.
Per questo da 3D Tandarts non trattiamo mai soltanto una radiografia, ma sempre il paziente nel suo insieme.
Quando è opportuno un secondo parere?
Ha dei dubbi su un precedente consiglio terapeutico o ha ricevuto indicazioni diverse? Allora un secondo parere può essere prezioso.
Ciò non significa che un precedente dentista abbia sbagliato diagnosi. Alcune situazioni sono complesse e più opzioni di trattamento possono essere giustificate.
Una valutazione indipendente può aiutarLa a:
- capire meglio la causa dell’infezione;
- stimare in modo più realistico la prognosi del dente;
- valutare i vantaggi e gli svantaggi di un ritrattamento;
- prendere una decisione con maggiore fiducia.
Soprattutto quando Le viene consigliata un’estrazione o quando desidera conservare il Suo dente naturale, un secondo parere può dare ulteriore chiarezza.
Domande frequenti
Domande frequenti
Il ritrattamento ha sempre successo?
No. Nessun trattamento odontoiatrico offre una garanzia del 100%. Quando la causa dell’infezione può essere eliminata efficacemente e il dente ha per il resto una buona prognosi, la probabilità di conservazione a lungo termine è spesso favorevole. Tuttavia fattori come una frattura radicolare verticale, una nuova infiltrazione batterica o una prognosi restaurativa limitata possono influenzare l’esito.
Per questo, prima del trattamento, Le spieghiamo sempre con onestà che cosa può ragionevolmente aspettarsi.
Un dente può far male di nuovo dopo un ritrattamento?
Sì. Dopo il trattamento il dente può restare sensibile per alcuni giorni. Di solito è una normale reazione del tessuto intorno all’apice radicolare e diminuisce gradualmente.
Se in seguito ricompaiono dolore o gonfiore, non significa automaticamente che il trattamento sia fallito. A volte è necessario un ulteriore esame per individuarne la causa.
Quanto tempo ci vuole perché un’infezione guarisca?
I sintomi spesso scompaiono prima che l’infezione sparisca dalla radiografia. La rigenerazione dell’osso mascellare è un processo biologico che può richiedere mesi. Per questo le radiografie di controllo vengono di solito eseguite solo dopo un certo tempo, per valutare se la guarigione procede come previsto. La pazienza, in questo caso, è importante.
Una corona esistente può essere mantenuta?
Dipende dalla situazione. In molti casi il ritrattamento può essere eseguito in sicurezza attraverso una corona esistente, se questa è tecnicamente corretta e permette un accesso sufficiente ai canali radicolari.
Se la corona è danneggiata, presenta infiltrazioni o ostacola il trattamento, può essere necessario sostituirla.
Durante la visita valutiamo insieme quale approccio offra la migliore prognosi nel Suo caso.
Il ritrattamento costa più di una normale terapia canalare (devitalizzazione)?
Un ritrattamento è spesso tecnicamente più complesso di una prima terapia canalare e può quindi richiedere più tempo. I costi finali dipendono da diversi fattori, come il grado di difficoltà, il restauro ed eventuali esami aggiuntivi.
Più importante del solo prezzo è la domanda su quale trattamento offra, nel lungo periodo, la maggiore probabilità di conservare il Suo dente naturale.
Un’altra domanda frequente: l’impianto è sempre un’alternativa migliore?
No. Quando un dente può ancora essere conservato in modo prevedibile, di solito è preferibile conservare il dente naturale.
Un impianto è un’ottima soluzione quando il dente non può più essere salvato, ma non sostituisce mai completamente le caratteristiche di una radice dentale naturale.
Per questo verifichiamo sempre per prima cosa se la conservazione sia ancora possibile con buone garanzie di successo.
Riepilogo
Il ritrattamento canalare serve a trattare un’infezione persistente o nuova intorno a un dente già trattato. Ciò non significa automaticamente che il primo trattamento sia stato eseguito male. Spesso una nuova infezione compare solo dopo anni, a causa di infiltrazioni coronali, di una nuova carie o dell’anatomia complessa dei canali radicolari.
Se il ritrattamento abbia senso dipende dalla causa del problema e dalla prognosi attesa a lungo termine del dente.
La conclusione più importante non è quindi che ogni dente debba essere ritrattato, ma che una diagnosi accurata precede sempre il trattamento giusto.
Punti principali
- Una precedente terapia canalare può dare problemi di nuovo anche dopo anni.
- Una nuova infezione non significa automaticamente che il primo trattamento sia fallito.
- Il ritrattamento ha senso solo se il dente, dopo l’intervento, ha una buona prognosi a lungo termine.
- Nei casi dubbi, un ulteriore esame come la CBCT può aiutare a formulare la diagnosi corretta.
- Quando la conservazione del dente naturale è possibile con buone garanzie di successo, di solito è preferibile all’estrazione.
Ha dei dubbi sulla possibilità di conservare il Suo dente? Ha ancora sintomi dopo una precedente terapia canalare? Oppure il Suo dentista Le ha detto che è necessario ripetere il trattamento o estrarre il dente?
Da 3D Tandarts a Schiedam ci prendiamo il tempo di indagare con cura la causa prima di formulare un consiglio terapeutico. Con una visita clinica approfondita e, quando è utile, radiografie digitali o una CBCT, valutiamo se la scelta migliore sia un ritrattamento endodontico, un altro trattamento o, a volte, per il momento nessun trattamento, e se sia necessario l’invio a un endodontista.
Anche pazienti di Rotterdam, Vlaardingen e del resto dell’Olanda Meridionale si rivolgono regolarmente al nostro studio per la valutazione di problemi canalari complessi o per un secondo parere.
In questo modo riceve un consiglio terapeutico onesto, fondato e personalizzato, per poter scegliere con fiducia la soluzione che garantisce ai Suoi denti il miglior futuro.
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